La
vita del somaro è soprattutto amaro, non c'è di che. Ve lo dice uno che se ne
intende, che del somaro ha fatto la storia, studiando poco e l'essenziale,
portando come soma soltanto altri somari, e per di più per gioco e non per
guadagno. Oltre a perder tempo, soldi ed esperienza il mio esser somaro mi
permetteva di avere il tempo per godermi l'ozio. Già, un grande fardello, se
vogliamo, ma altrimenti una goduria estrema per un somaro come me. Ogni tanto
un carico prezioso, ma sempre per altri, e mai per me. Ogni tanto amici e gente
contenta, spesso da portare, ma sempre anche da lasciar andare. Solitudine del
somaro è gioia e dolore per lui. Per me, altrettanto. Ma è proprio questa la
soma vera e propria del somaro: la sua identità. Che poi per compassione o per
condivisione lo si ponga a un livello più alto, in una fiaba o in poesia, non
cambia molto. Somari si nasce, non si diventa. E paradossalmente, sempre per
dare un alone di dignità anche al somaro, ecco che è stato forgiato anche il
detto contrario. Ma si sappia bene, gente, che chi somaro è, e dice di non
essere nato così, non si ricorda che dall'eternità lo è e sempre lo sarà, anche
se da nobile cavallo si vestirà. Non si può cambiare d'identità, ma solo
falsificarne la carta. Senza contare che, credendo nella reincarnazione,
se ora sono un somaro, chissà mai quale inferiore entità incarnavo prima!