Dentro
ognuno di noi, nel profondo del nostro cuore, giace una istintiva capacità di
autodifesa, che ci permette di smuovere la mente e la volontà per farci sempre
apparire - almeno esteticamente - belli, buoni e affidabili. E' un po' come la
legge del camaleonte, che muta a seconda del pericolo la propria pelle, ma mai
e poi mai la propria indole. Così per noi umani. A seconda dell'interesse pro o
al disinteresse contro ci schieriamo a bandiera del vincente, e sempre
allegramente, senza alcun rimpianto o nostalgia del passato e dell'esperienza
fatta. Ciò che è stato, è stato, diremmo; e questo vale anche nei confronti
dell'impegno sociale e politico: lasciamo allo stato quel che è dello stato:
date a Cesare quel che è di Cesare, cioè gli affari suoi, che i miei son quei
di Dio. Questa mutazione camaleontica che facciamo allegramente però non ci
soddisfa fino in fondo; sentiamo che abbiamo bisogno di un supporto in più per
giustificarlo. E allora, eccola qua la religione, usata a nostra immagine e
somiglianza; ecco il volontariato, in ogni settore, partito con le buone
intenzioni, ma poi diventato il nostro partito, il mio, a scapito e esclusione
di chi non condivide con me l'amor per il prossimo; eccoci anche alle battaglie
sociali, che schierano masse informi e spesso deformi e deformanti il reale:
tutti alla ricerca dell'estetica apparente, che però del bello ha poco, anzi
proprio niente.