In
tante liturgie dell'umanità appare uno strumento misterico e pure olistico, che
colpisce sempre con meraviglia l'occhio umano, che perdendosi nell'alone
del mistero creato dall'incenso e dall'atmosfera indefinibile, apre le orecchie
della mente e la bocca del cuore, mentre l'anima si concede al profumo soave e
si lascia dondolare, quasi cullare, ad altalena, proprio come fa il movimento
del turibolo. Un arcano aggeggio, ma anche uno strumento moderno, che batte in
volata ogni forma di psicologia e di terapia psichica, ogni integratore fisico
e mentale. Forse ci affascina, questo andar avanti e indietro ondulatorio,
perché rispecchia il nostro essere gioiosi bimbi, in fondo in fondo; o forse
perché ci richiama le onde del mare, al quale amiamo accostarci con misterioso
tremore e con tanto amore. Ma c'è anche il fatto che quel segno liturgico ci
richiama il passato, l'esperienza, ci rinsalda e ci rincuora con essa. Per cui
ci sentiamo in quel momento di essere anche noi turiboli arcani, anche se nella
vita poi finiamo sempre e solo cani tribulanti che si agitano avanti e
indietro, che invece di incenso fanno tanto fumo e niente arrosto, che
alternano liturgie alle liti e cagnarre e bagarre. Forse perché nei nostri
turiboli non mettiamo mai la prima cosa, l'essenziale: il fuoco dell'amore.